Il disarmo dei partiti alla prova di un anno duro

E poi? Che ne sarà di noi? Sono gli interrogativi di inizio anno che ronzano nella testa dei leader dei partiti che sostengono il governo Monti. La politica, se non annullata, è quanto meno ridimensionata, nessuno si cura più di sapere quello che dice Pier Luigi Bersani o ciò che medita di fare Angelino Alfano. I giornali dedicano loro qualche titolo distratto e degli articoletti di maniera. Chi non ha perso l’entusiasmo per questo governo è Pier Ferdinando Casini. Il leader dell’Udc continua a ritenere che quella di Monti sia stata una soluzione azzeccatissima.
9 AGO 20
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E poi? Che ne sarà di noi? Sono gli interrogativi di inizio anno che ronzano nella testa dei leader dei partiti che sostengono il governo Monti. La politica, se non annullata, è quanto meno ridimensionata, nessuno si cura più di sapere quello che dice Pier Luigi Bersani o ciò che medita di fare Angelino Alfano. I giornali dedicano loro qualche titolo distratto e degli articoletti di maniera. Gli elettori sono più attenti alle mosse di Mario Monti o a quelle di Susanna Camusso, che ai progetti del segretario del Pd e del leader del Pdl. Una situazione sconfortante, soprattutto per il gruppo dirigente del Partito democratico. Infatti, se Alfano ha comunque bisogno di mesi per dare una rimpannucciata al centrodestra e per renderlo presentabile in vista delle prossime elezioni, Bersani invece non ha di questi problemi. Anzi, ne ha di opposti. Ha l’incubo, che i sondaggi sembrano confermare, che man mano che si va avanti il Pd possa perdere per strada qualche consenso. La sbornia provocata dalla cacciata di Berlusconi è passata e l’elettore del Partito democratico sembra più propenso a dare ragione alle parole della Camusso, critica nei confronti del governo Monti, che a quella del vicesegretario Enrico Letta, cantore delle imprese di Super Mario. Ma Bersani sa che gli è impossibile uscire da questa spirale perché non può certo permettersi l’onere di portare il paese al voto anticipato. Vorrebbe lo facesse Berlusconi, e quando sembrava che il Cavaliere mordesse il freno aveva tirato un sospiro di sollievo. Ma adesso ha capito che Berlusconi non staccherà mai la spina a Monti e si è dovuto rassegnare. L’unica, non si stanca mai di ripetere ai suoi, è pubblicizzare ogni nostro motivo di contrasto e di scontento rispetto alla politica di questo governo: dobbiamo far capire ai nostri elettori che se votiamo certi provvedimenti non è perché ci piacciono ma perché siamo responsabili e non vogliamo una crisi di governo nel pieno di una crisi economica.

Chi non ha invece perso l’entusiasmo per questo governo è Pier Ferdinando Casini. Il leader dell’Udc continua a ritenere che quella di Monti sia stata una soluzione azzeccatissima. Per il paese, ma anche per i destini dei centristi. Il lasso di tempo che separa la politica dalle elezioni servirà infatti a Casini per darsi da fare creando un partito di centro che metta insieme gli ex popolari del Pd che fanno riferimento a Beppe Fioroni e gli ex democristiani del Pdl. Di un partito, come l’Udc, che oscilla tra il 5 e il 6 per cento Casini non sa più che farsene: per questo approfitta del tempo concessogli dal governo Monti, nella speranza di riuscire a raggiungere percentuali a due cifre.

Dove vuole andare Andrea Riccardi? L’attivismo del ministro del governo Monti non è sfuggito a nessuno. Nemmeno allo stesso presidente del Consiglio. E’ un attivismo che preoccupa il centrodestra ma inquieta anche una parte del centrosinistra (i bersaniani, per esempio). Non è un mistero per nessuno che una parte della chiesa lo vedrebbe di buon occhio come candidato premier. Ma adesso ci si è messa anche la politica. Autorevoli esponenti del Pd (Walter Veltroni, tanto per fare un nome) sarebbero lusingati se Riccardi accettasse di guidare il centrosinistra. Un centrosinistra magari allargato all’Udc di Pier Ferdinando Casini. Così Bersani vede sfumare sempre di più i suoi sogni di gloria.

Gira voce che una bozza di riforma elettorale sia già pronta. Dicono che occorra rivolgersi al capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini e al segretario del Pdl Angelino Alfano per saperne qualcosa. Raccontano che l’Udc di Pier Ferdinando Casini non sia esattamente entusiasta di quella bozza…